con i primi accenni di scioglimento della scarsissima neve di quest'anno, la carenza di acqua nei fiumi sara' forse un po' piu' evidente .

io , che non sono certo un filo ambientalista,  qualche domanda pero' me la pongo.

soprattuto alla presenza di alcuni dati:

......

Piccoli impianti, grandi problemi! Non sempre piccolo è bello.

Come conseguenza di un approccio ai problemi energetici che privilegia

le fonti alternative in modo generalizzato e non sostenibile, in molte realtà

si è verificato uno sviluppo eccessivo e disordinato di piccole centraline

idroelettriche. Il risultato è stato quello di considerevoli danni ambientali a

fronte di produzioni energetiche molto modeste. Il contributo delle piccole

centraline idroelettriche è infatti trascurabile: esse rappresentano il 75 %

del totale degli impianti ma producono solo il 4 % dell’energia idroelettrica

delle Alpi. L’autorizzazione a realizzare nuove centraline deve perciò essere

subordinata alla verifica di rigorosi standard ecologici e i finanziamenti

devono essere accordati solo sulla base di valutazioni di sostenibilità e

compatibilità ambientale.

......

(fonte relazione CIPRA)

e

http://www.provinciavco.it/index.php?option=com_docman&task=doc...=

(piu' di duecento progetti registrati dal 01.2007 al 10.2011 nella provincia di verbania)

 

ripeto non ho nulla contro lo sfruttamento delle fonti rinnovabili . quello che vorrei capire ora se , alla luce di questi inequivocabili cambiamenti climatici, anche il numero e la portata dello sfruttamento non debba essere rapportato.  se ci sono aspetti negativi o altro

 

se poi è un occasione da non perdere ed il vco puo' solo avvantaggiarsi ....ben vengano queste iniziative.

 

grazie

 

 

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Risposte a questa discussione

 

CENTRALINA DI MALESCO

 

la mia impressione a riguardo è che più l'impianto è grosso meno impatta, almeno se potessimo definire un rapporto tra kw prodotti e impatto ambientale .

la centralina di malesco sul torrente loana (quella a fianco del ponticello sospeso della ciclabile) è un impianto di piccolissime dimensioni ma fa un casino che , soprattutto nella stagione invernale ad alberi spogli, la puoi sentire da molto lontano....

qualcuno di voi sa se è prevista una sostituzione della vecchia turbina anche in relazione ai lavori attuali?

la portata della cascata dei camini rimarrà quella di oggi?

Ciao Meccia e a tutto il forum.

Come spesso accade in Italia, e con questo cerco di generalizzare volutamente, le cose non vanno sempre come si possa pensare. Lo sfruttamento delle acque è un capitolo dolente per la ns zona e lo si capisce da quante richieste sono state presentate negli ultimi anni, non solo qui nel VCO ma in tutto l'arco alpino e appennininico. I miglioramenti tecnologici hanno concesso: facilità di installazione, estrema maneggevolezza degli apparati (dimensioni), alti rendimenti delle componenti, minime manutenzioni e prezzi pressoché in picchiata. La politica ha concesso: finanziamenti, agevolazioni, semplificazioni burocratiche e certificati verdi.

Tutto questo non ha certo contribuito a far crescere bene il "bambino" che ora è viziato e obeso. Viziato e sicuro che, in nome dell'energia pseudo-verde, tutto gli sia concesso; compreso sfruttare qualcosa che è di tutti (acqua) per ricavarne un profitto da tenere tutto per se. E non sono certo quei pochi posti di lavoro saino sufficienti a giustificare il tutto.

Se i soldi messi a disposizione dallo Stato (da noi in buona sostanza) con tutti gli incentivi concessi fossero stati impiegati per sostituire le lampade di tutti i lampioni pubblici a vapori di mercurio ad alta pressione con lampade a LED, avremmo risparmiato il doppio di quanto producono le attuali MICRO centrali del VCO (ovviamente senza contare le grandi derivazioni ENEL). 

Guardando ad Est (Trentino e Alto Adige) dove la politica è fatta in maniera un poco diversa (come dire un po più di stampo tedesco) ci si accorge che le centraline esistono e costituiscono una fonte di reddito per l'intero territorio perchè ormai da alcuni anni "nazionalizzate". Ovvero i privati partecipano ma solo in minoranza attraverso l'applicazione di un regolamento ferreo (beati loro che hanno influenze, come dire, "tedesche"). 

Si avete capito bene! Anche quelle esistenti sono state "nazionalizzate" e producono $$$$$$ per il territorio. Risorse!!!!!!!!!!!

Da noi, dove la politica non fa quello che le chiede il popolo, cioè fare il bene del popolo stesso, le centraline sono un bussines incridibile. Una fabbrica che produce soldi, da sola. Una volta avviata.....TOT mc di acqua.....TOT soldi. Compresi gli incentivi.....quelli per intenderci che prendereste per installare un impianto fotovoltaico sul Vs. tetto. E questo non lo dico io. Basta aprire qualsiasi progetto depositato in Provincia per rendersene conto. Ma nessuno gli passerebbe mai nella testa di dare un'occhiata a quei documenti. E, come disse qualcuno,.......tutto scorre.....

La conferma di tutto questo sono le varie dighe che sono sopravvissute alla aziende che le avevano costruite come ad esempio: SISMA (centrale in Val Isorno), ENICHEM (Centrale in Valle Anzasca e sul canale della Rumianca) e così via.

Intanto i fiumi si svuotano. E il DMV (deflusso minimo vitale) chi lo controlla? A quanto ammonta la sanzione per il suo "non" rispetto? Non escludo, visto che siamo in Italia, che la somma dovuta possa non sai idonea a scoraggiare chi volesse infrangerla. Ovvero a fronte di perdite di carico di migliaia di mc il rischio di subire un controllo e che la sanzione sia rilevante ma che comunque non superi quanto abbia già incassato non rilsciando il DMV.  

Spero di essere stato utile alla discussione.

Ovviamente sono opinioni personali ma, in alcuni casi,....dati di fatto.....http://www.provincia.tn.it/centrali_idroelettriche/

 Saluti a tutti.

grz

....bello sarebbe immaginare il nostro bellissimo distretto laghi&monti "alimentato" da un giusto mix

di produzione di energia idroelettrica e dal risparmio energetico ad alta efficienza (benissimo i lampioni a

led, ma anche cappotti per le case ed altro), con un occhio attento alle risorse idriche (ed ai ghiacciai) .

 

anche se forse, visto la scarsita' di pareri, dovremmo prima preoccuparci di avere un opinione pubblica interessata all'argomento (senza naturalmente lasciarsi andare agli estremismi, che tanti treni hanno fatto perdere).

 

cordialmente

 

 

A....certo.

Non si può prescindere dal risparmio energetico.

Una sana programmazione energetica dovrebbe prima considerare questo aspetto.....sviscerare.....analizzare......ristrutturare.....ed in fine, se l'energia disponibile non basta ancora, allora e solo allora, progettare, programmare e costruire nuove centrali.....fors'anche nucleari.

Riguardo agli estremismi siamo tutti d'accordo ma attenzione a non fare il "verso" opposto.

Ovvero, lasciare che tutto passi in "cavalleria". Come spesso succede in Italia.

Saluti

 

Ciao a tutti, evito di ripetere molte  cose dette da Luca e dagli altri su cui concordo quasi totalmente. Sarei però più possibilista sull’impianto delle piccole centrali idroelettriche. Perché ?

Per definizione qualsiasi trasformazione “forzata” dall’uomo modifica l’ambiente; e ciò succede da sempre. La società moderna poi,  largamente “sprecona” , di molte trasformazioni ha necessità vitale e quella destinata allo sfruttamento energetico delle risorse idroelettriche risulta probabilmente una di quelle per le quali il rapporto danno/benefici risulta tra i più favorevoli. Basta per esempio considerare che un torrentello da 100 l/sec con un salto di 10m. fornisce lorda una potenza di c.a. 10 kW e funziona , pur con le variazioni stagionali che ipotizziamo portino la energia resa al 50% , 24 ore su 24. Per ottenere la stessa energia  da fonte fotovoltaica ci vuole una potenza installata di c.a 4 volte maggiore e quindi di 40 kWp che vogliono dire c.a. 400 mq di superficie. Quale delle due ha maggiore impatto sull’ambiente? E stiamo confrontando forse le due tecnologie energetiche più “nobili” e “pulite”.

Vorrei però aggiungere che grandi o piccole che siano, tutte le centrali idroelettriche devono rispettare le regole. E ciò coinvolge la cultura tipica del nostro paese dove di regole magari ce ne sono anche troppe ma che poi si allungano e si allargano ad elastico a seconda delle convenienze pubbliche e private. Luca fa menzione al deflusso minimo vitale che nessuno controlla ma vorrei aggiungere le scale di risalita ittica che francamente mi capita raramente di vedere realizzate, le condotte volanti che attraversano boschi o realizzate in trincea senza i necessari ripristini dei substrati vegetativi .

In una parola vorrei dire : bene le centrali idro ma dove e con modalità che minimizzino gli inevitabili danni all’ambiente e con  rigorosi controlli da parte dell’autorità pubblica sulla realizzazione e sull’esercizio (pochi timbri e più controlli).

E per concludere il discorso sulle piccole centrali idroelettriche vorrei allacciarmi al discorso fatto da Luca sul concetto di danno pubblico e  utile privato per aggiungere che una forma di compensazione del danno va comunque riconosciuta alla comunità. E qui è d’obbligo andare a parlare delle grandi centrali esistenti.. Anche qui la nostra Valle Ossola credo detenga il record in quanto al disinteresse mostrato nel gestire le trasformazioni economiche legate strettamente proprio alle centrali idroelettriche costruite nel nostro territorio nella prima metà del secolo scorso. Nell’epoca precedente la nazionalizzazione dell’energia elettrica, le centrali idroelettriche hanno rappresentato un catalizzatore economico rilevante vuoi per l’indotto occupazionale diretto, vuoi per la ricaduta sul tessuto industriale incentivato dalla disponibilità di energia autoprodotta o accessibile a tariffe particolarmente favorevoli. Con il progredire dell’automazione e l’avvento di un unico operatore nazionale queste opportunità sono cadute e con esse se ne sono andati posti di lavoro diretti e  la gran parte dell’industria. Da altre parti, come ricordato da Luca il fenomeno è stato “gestito” con l’acquisizione delle centrali da una classe politica,  evidentemente più accorta di quella nostrana,  alla scadenza delle concessioni. Intanto noi abbiamo la Svizzera e la Pianura padana a pochi passi ! Peccato che magari un ossolano frontaliere  o emigrato avrebbe preferito trovare opportunità di lavoro in Ossola diventata invece dormitorio per i primi  ed il posto dei desideri per i secondi.

tutto interessantissimo.

aggiungo che non va dimenticato il fenomeno centralina in cambio della conservazione del posto di lavoro . il fenomeno delle opere compensatorie che non si capisce mai bene in che tempi vanno realizzate.

 sulla mera quantificazione dei costi/ricavi copio questo:

I Comuni montani del Piemonte e le 22 Comunità montane si schierano compatte contro lo sfruttamento delle risorse idriche delle vallate alpine e appenniniche da parte delle grandi imprese multinazionali che sottraggono l’acqua al territorio facendone business milionari e lasciando poche briciole alle Terre Alte.

Dopo il “Diga day” del 26 giungo 2010, con le manifestazioni all’ombra dei grandi invasi italiani, gli enti locali riportano sul tavolo uno dei temi più importanti per lo sviluppo socio-economico delle aree montane.

Non più politiche di assistenzialismo, ma il diritto di poter utilizzare le risorse – acqua, legno, suolo in primo luogo – per delineare nuove politiche e progetti di sviluppo. A fronte di un miliardo di gettito annuo dell’idroelettrico in Piemonte, al territorio montano “ritornano” con il meccanismo dei sovracanoni solo 20 milioni di euro.

Difficile non riconoscere il fenomeno come una “colonizzazione” da parte di grandi imprese multinazionali, supportate dalla rete di rapporti forti tra città e aree urbane.

L’Uncem Piemonte rilancia la mobilitazione e propone un nuovo modello di gestione delle risorse naturali a partire dall’acqua per scopi potabili ed energetici – all’interno di un Manifesto”, che verrà presentato mercoledì 21 marzo (alle 10) in un convegno a Torino presso la sede della Delegazione, in via Gaudenzio Ferrari 1 (aula magna al secondo piano).

All’incontro, al quale sono invitati tutti i sindaci e gli amministratori dei Comuni montani piemontesi, interverranno:

.......

.........

«L’acqua è il volano della nostra economia - spiega Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte - Già i padri piemontesi della politica per la montagna ponevano il tema del valore dell’acqua per il territorio negli anni ‘60. Da allora nulla e cambiato.

Le centrali idroelettriche che davano lavoro al territorio oggi non lo danno più, i canoni pagati sono gli stessi del 1952 e continua a esserci un assurdo stile politico che considera la montagna un mero costo. Idee senza logica che vogliono penalizzare il territorio dove sono presenti le risorse, messe a disposizione della collettività, sempre prese a costo zero.

Ci hanno convinto che la montagna deve essere povera. La montagna degli anni ‘60 a oggi è stata spogliata del tutto. Una nuova “coscienza di territorio” che possediamo, impedirà che le nostre vallate diventino sempre più luogo di scorribande e prateria facile bersaglio per le aziende private».

«Non permetteremo - prosegue Riba - che i problemi di altri, con un modello sbrigativo, vengano risolti con le nostre risorse. Rubate. Quei 20 milioni di euro che ritornano al territorio a fronte di un miliardo di euro di gettito totale dell’idroelettrico in Piemonte non sono sostenibili. È un furto. Cosa chiediamo? Di poter partecipare con i nostri enti alle gare per la riassegnazione delle concessioni idroelettriche in scadenza.

E di avere il 15 per cento del gettito dell’idroelettrico: 150 milioni per lo sviluppo della montagna. Perché non viviamo di assistenza e non vogliamo essere presi in giro dai poteri forti che fanno solo gli interessi delle grandi città. Siamo pronti al dialogo con tutti, a partire da Regioni e Province, per reimpostare quell’assurdo flusso di risorse che oggi dalla montagna vanno solo verso il basso.

Vi sono ancora 300 mwatt di potenziale di energia idroelettrica insediabile, tutti con impianti di piccola taglia, sostenibili e perfettamente inseribili nel territorio montano.

Gli enti locali hanno avviato nuovi rapporti con alcune imprese pronti a riconoscere il valore vero dello sviluppo e delle risorse. I progetti devono essere inseriti in piani territoriali di valle, che devono poi essere riconosciuti positivamente nelle fasi autorizzative.

Pochi punti chiave, sui quali la montagna non può essere scavalcata».




alla prox


Caro Meccia e tutti, sono anni che trovo inspiegabile la scarsa sensibilità mostrata dagli ossolani , e parlo dei politici ma anche dei media, verso la giusta valorizzazione della produzione di energia idroelettrica che è stata dagli inizi del secolo e fino alla fine degli  anni ’60 uno dei principali propulsori dell’economia della valle. In quegli anni l’Ossola ha subito inerme la drammatica caduta dell’offerta occupazionale in conseguenza della progressiva  automatizzazione delle centrali ed alla nascita dell’ENEL, fatti che hanno significato emigrazione, frontalierato e depressione in generale dell’economia.  E fa dispiacere sentire vecchi amici formazzini o anzaschini parlare dei propri figli che per trovare un posto di lavoro devono andare altrove a far parte dei quelle  comunità anonime dove il fatto economico è il solo elemento di aggregazione e facendo morire progressivamente quelle comunità storiche di montagna portatrici di valori millenari basati su solidi  legami sociali. Intendiamoci,  ciascuno deve poter scegliere il posto in cui vivere e condurre la propria attività professionale ma deve essere una scelta e non l’unico modo per sbarcare il lunario. E tutto ciò succede mentre sulle teste degli ossolani transita tutta l’energia consumata dalle province VCO e Novara e stazionano milioni di mc di acqua trattenuti dalle dighe. Ma si sa , per vedere così in grande ci vogliono politici veri e la madre di questo genere di personaggi è da tempo sterile. Plaudo quindi alle iniziative di cui parli invitando tutti per quanto possibile ad una sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Personalmente ho cercato nel passato di coinvolgere nei limiti delle mie conoscenze e senza risultati  personalità e giornali locali. Se mi mandi l’indirizzo e-mail (il mio è f_imperatori@alice.it) ti invio una nota che avevo preparato fin dal 2000 e che ti potrebbe interessare. Qualche scenario forse è cambiato ma la sostanza vale sempre. Traggo dalla nota alcune citazioni interessanti per tutti :

 [….la domanda di accesso all’ energia dovrebbe spronare una nuova generazione di attivisti a dare il proprio contributo per creare i presupposti del ristabilimento di comunità sostenibili…….]   (da “Economia all’idrogeno” di  J. RIFKIN” Presidente della Foundation on Economy trends di Washington)

[“Esse rappresentano un fattore significativo per lo sviluppo socio-economico delle regioni di montagna: sono infatti all’origine della creazione di infrastrutture, di un possibile cespite di entrate per le collettività pubbliche e di un’attività economica ragguardevole” ].

** da “Sistema energetico europeo e risorse montane” di FRANCO Romerio- Centre Universitaire d’Etude des Problèmes de l’Energie - Université de Genève

 

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