Una volta era lo snurfer, nome che fonde snow e surfer. Erano gli anni ’70, quelli dei “figli dei fiori” per intenderci, quando un ingegnere statunitense, Sherman Poppen, decise di inventare una versione casalinga del monosci per far divertire i propri figli. Ma i ragazzini in questione, geniali alternativi o piccoli dispettosi non è dato sapere, decisero di non usare la tavola nel senso voluto dallo sci, ma di “cavalcarla” in modo trasversale così come i surfisti facevano sulle onde. Da qui l’idea: l’eclettico inventore accettò lo spunto voluto dai figli e pensò di adattare un vero surf da onda aggiungendo dei bordi metallici. Subito, il brevetto del nuovo attrezzo sportivo, battezzato con il nome di “snurfer”, appunto. p> Bisognerà attendere il 1979 perché lo snowboard faccia il proprio ingresso ufficiale con tanto di nome a certificato di garanzia. L’anno è quello del campionato mondiale di Snurfing cui partecipò Jake Burton Carpenter con una tavola “custom made” (fatta da sé…e scusate i tanti inglesismi, ma questo è il lessico della materia in questione). Un attrezzo che suscitò tante e tali polemiche che si creò una categoria di gara a parte dallo snurfing. Durante gli anni 70 e 80 diversi progettisti rimaneggiarono lo snurfer creando vari modelli con nomi diversi. Alcune migliorie resero gli snurfer più manovrabili, come cinghie per i piedi e flex migliorati, ma fu solo dopo anni di ricerche che il giocattolo diventò un attrezzo sportivo. Fu una visita di Burton in Austria, patria indiscussa degli sport di montagna, ad alcune aziende sci che accese l'intuizione: la tavola doveva necessariamente prendere spunto dalla tecnologia dello sci per fare il passo decisivo: soletta in P-Tex prima, costruzione sandwich e lamine poi, portarono lo snowboard verso l'età adulta e lo proiettarono al di fuori dei campi innevati e verso le stazioni sciistiche. Fondamentale fu l'invenzione di Jeff Grell, all'inizio anni 80, di uno spoiler posteriore per l'attacco, che permetteva la conduzione della tavola sulla neve ghiacciata, grazie ad un feeling e ad una risposta molto migliori. Oggi si stima che i praticanti di questo sport siano in oltre 3,5 milioni.

Esistono tre stili diversi di snowboard: freestyle, freeride e snowboard alpino. Benché gli stili siano effettivamente diversi, si sovrappongono e spesso è difficile separare nettamente la pratica dell'uno o dell'altro, specialmente nel caso del freeride e del freestyle.
Freeride: È lo stile più comune e consiste nello scendere per un declivio innevato con la tavola da snowboard. Questo stile comprende lo snowboard su pista e lo snowboard fuori pista. L'espressione agonistica di questo stile è lo snowboard cross.
Freestyle: L'obiettivo di questo stile è di prodursi in salti acrobatici e "figure" usando gli attrezzi a disposizione (ringhiere, piattaforme ecc...) e la conformazione del terreno. Per la pratica di questo stile, molte stazioni sciistiche mettono a disposizione zone appositamente progettate dette “snowpark”. Ha molto in comune con lo skateboard (disciplina dalla quale eredita anche strutture come l'half-pipe e le ringhiere) e la maggior parte delle competizioni è dedicata a questo stile.
Snowboard alpino: Praticato su neve ben battuta come sulle piste sciistiche, questo stile richiede scarponi rigidi simili a quelli utilizzati nello sci alpino e tavole direzionali più rigide di quelle usate per gli altri stili. La sua espressione agonistica è lo slalom.
Questo sport, come il surf e lo skateboard per molti (soprattutto negli Stati Uniti) viene percepito non come semplice passatempo, ma come uno stile di vita, intorno cui ruotano le altre attività e non viceversa. Spesso si rasenta l'integralismo e ciò ha portato, soprattutto negli anni 90 grazie, a scontri e polemiche con il mondo dello sci e le stazioni sciistiche invernali. Da una parte si criticava lo spazio dedicato agli snowboarder da parte delle stazioni sciistiche, visto il crescente interesse della gente verso questo sport, e dall'altra si contrapponeva una certa resistenza nel cambiare le regole e si percepiva questo nuovo movimento come una specie di invasione degli spazi dedicati agli sciatori. Questo si riflette anche nell'organizzazione a livello internazionale, che vede due organizzazioni contrapposte: la sezione snowboarding della FIS e il circuito TTR (ticket to ride). Il secondo, il vero circuito con i nomi più importanti della scena, organizza competizioni indipendenti che hanno fatto la storia (quali gli US Open di snowboarding, The Arctic Challenge, Air&Style) ecc., supportati dalle aziendedel settore che, come in tutti gli altri “action sports”, sono fondamentali per la vita stessa del movimento. Molti snowboarder non intendono scendere a compromessi con quella che viene da loro percepita come la vecchia nomenclatura dello sci alpino, disertando il circuito FIS se non per le qualificazioni alle Olimpiadi invernali. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) riconosce solo la FIS perciò solo i suoi atleti tesserati possono partecipare ai Giochi olimpici invernali. Molti altri professionisti rifiutano di partecipare ai Giochi per protesta contro le regole e la concezione dello snowboarding come disciplina olimpica, dove il loro ruolo, a differenza del circuito TTR, viene messo in secondo piano.

C'è da ricordare comunque che le competizioni in genere sono solo una piccola parte dello snowboard, e non la più importante. La popolarità di uno snowboarder non si misura solo con il numero di vittorie ai “contest”, a differenza di tutti gli sport "comuni", ma soprattutto con la presenza sui media quali foto, video e riviste, che sono peraltro veicolo di mode e novità continue.
Insomma, lo snowboarder rispecchia una precisa filosofia di vita, evidente a livello immediato dal look, dal lessico, dalla confidenza con i media tecnologici rispetto ai consueti canali di informazione. Spesso identificato come “alternativo”, lo snoboarder è attento e preciso invece ai propri “diktat”, che non significa voler in ogni caso rompere con gli schemi, ma seguirne di propri, rigorosi e non così “pericoloso” come taluni vogliono credere. Anzi. La sicurezza innanzitutto, nonostante la passione per il fuori pista. D’altra parte, anche lo sciatore “tradizionale” ama scendere lungo piste non ancora battute. Solo, in modo diverso. E dunque, la “diversità” nello stile, vuol forse dire pericolosità? Certo che no, tanto che gli snow park hanno, con il tempo, assunto un preciso ruolo nelle stazioni sciistiche.
Nel Verbano Cusio Ossola, non mancano gli spazi ad esclusivo uso e consumo degli snowboarder: dal Devero al Lusentino, da Macugnaga a San Domenico Ciamporino,
gli amanti della tavola trovano snow park attrezzati e, in questo inverno 2009, neve in quantità. La natura delle Alpi Lepontine, poi, non è certo avara di splendidi percorsi che, a seguito delle abbondanti e continue nevicate, permette impareggiabili discese in neve fresca.
Scittto da Cristina Pettenuzzo (VcoazzurraTV)