Viaggio tra gallerie, cunicoli e caverne tra l'Antica Cava del Duomo di Milano e la Linea Cadorna a Ornavasso

A chi si trova sul Lago Maggiore e valli o da Milano, Varese, Torino e dintorni vuole trascorrere una giornata nella natura - magari con famiglia al seguito - suggeriamo di visitare l'Antica Cava di Ornavasso, recentemente aperta alle visite, e la mulattiera e le fortificazioni della Linea Cadorna. Dal Quattrocento il marmo di Ornavasso ha fornito il prezioso materiale al Duomo di Milano, al Duomo e alla Certosa di Pavia, all'Arco della Pace di Milano e ad altri insigni monumenti. Dall'Autostrada dei Laghi o dalla Voltri-Sempione, dopo Gravellona Toce si raggiunge Ornavasso, quindi, in centro paese, all'altezza del ponte sul Torrente San Carlo, si seguono le indicazioni per il Santuario del Boden e dopo poco più di un km sulla destra della carrozzabile si incontra l'ingresso della Cava.


Forte è la tentazione di sfidare la montagna e indossare subito l'elmetto giallo di sicurezza e l' indumento protettivo (la temperatura interna è di nove gradi) che vengono forniti da Lucia, la guida della Cava - visitabile fino al 30 settembre dal martedì al sabato dalle 15 alle 18, la domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18 (info sul sito www.anticacava.it)

Il materiale informativo (disponibile in italiano, inglese e tedesco) suggerisce però di osservare prima l'ambiente circostante: di fronte a noi la Cava Madre di Candoglia squarcia la montagna ed è la testimonianza più evidente dell'imponenza del filone di marmo che attraverso la valle del Toce, antica via d'acqua utilizzata per il trasporto dei blocchi da Ornavasso e Candoglia fino alla darsena di Milano, quindi al cantiere del Duomo.


Eccoci pronti ad entrare nella galleria, realizzata con la tecnica di perforazione a quattro fori (ancora visibili) impiegata anche per il Traforo del Sempione: lungo il percorso di circa 200 mt illuminati (ma potete chiedere anche di entrare con la lampada frontale come i vecchi minatori, come abbiamo fatto noi per un primo tratto) incontriamo i camini di areazione e i discensori verso gli altri livelli di cava, perchè sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste la montagna è tutta di marmo, estratto in altre coltivazioni, in parte ancora attive.

Numerose nicchie lungo il percorso, all'altezza del carrello, fungevano da tramoggia per scaricare il materiale dal livello superiore mentre la galleria avanzava.


I più piccoli sono attratti dall'oscurità, dal rumore dell'acqua, dalle forme squadrate delle pietre della volta, noi adulti non possiamo non pensare all'immane lavoro dei cavatori-minatori, soprattutto quando con la torcia che ci è stata consegnata all'ingresso illuminiamo dal basso gli altissimi camini di ventilazione.


All'improvviso, come una visione, si apre il grandioso salone di estrazione: i colori, il suono dell'acqua, la preziosità dei materiali rendono la visita straordinaria.
Anche Ismael Ivo, il coreografo brasiliano che dirige la biennale di danza di Venezia ha qui ambientato una sua performance dedicata al Mito di Atlante.


Siamo come avvolti dal marmo, è una vera e propria Cattedrale nella montagna, a duecento metri di profondità, e i nostri piedi poggiano sul marmo, una pavimentazione naturale di straordinario valore, non per nulla queste lastre sono state utilizzate proprio per il pavimento del Duomo di Milano.

Il materiale informativo ci svela i segreti della lavorazione ma lascia appena intuire le immani fatiche degli uomini: basti pensare che per il taglio con il filo elicoidale si usava la sabbia fatta giungere appositamente dal mare e per accompagnare i blocchi a valle si ricorreva agli argani, alla lizza e al traino di sei cavalli, fino alle chiatte che dal Toce attraverso il Lago Maggiore, il Ticino e il Naviglio Grande arrivavano a Milano.

All'uscita i più piccoli fanno incetta di scaglie di marmo che portiamo con noi mentre proseguiamo a piedi lungo la passeggiata naturalistica verso il Forte di Bare e le trincee della Linea Cadorna.


La visita è durata poco più di mezz'ora e abbiamo quindi il tempo di goderci circa 20 minuti di passeggiata pianeggiante e adatta a tutti nel verde del bosco, interrotto solo dai torrenti che scorrono in strette valli scavalcate dai ponti costruiti alla vigilia della prima guerra mondiale per accedere alla mulattiera di servizio per le trincee.



All'altezza del Forte di Bara, dove sono stati posizionati alcuni residuati bellici, troviamo un'area di sosta con tavoli, panche e acqua corrente: da qui possiamo scegliere di scendere verso il sentiero delle fortificazioni o di proseguire verso Migiandone e il Santuario di Oropa. I sentieri sono puliti e ben segnalati, con bacheche installate all'inizio del sentiero e all'altezza del Forte, inoltre abbiamo con noi la cartina che ci è stata consegnata con l'ingresso alla Cava.


Sono riportati alcuni tracciati per il nordic walking e per la mountain-bike, e numerosi in effetti sono i bikers che incontriamo lungo il percorso.


Decidiamo di scendere per esplorare le gallerie e i cunicoli: gli accessi alle trincee sono segnalati da cartelli in tre lingue che riportano una descrizione delle postazioni, la lunghezza della galleria di collegamento e della trincea recuperata e resa visitabile.


I cunicoli sono brevi - 30/40 metri - e sempre accessibili anche da un sentiero laterale, ma se portate una torcia potete esplorare meglio anche i depositi per le munizioni e gli antri sotterranei.


I più piccoli indugiano all'interno delle gallerie o si affacciano alle feritoie del camminamento per guardare il versante opposto del crinale della montagna: è un vero libro di storia, ma più concreto e avventuroso.


Visitiamo quattro o cinque camminamenti e in circa quaranta minuti siamo di nuovo a valle, nell'area di sosta contraddistinta dalla presenza di un grande cannone: anche qui un'area di accoglienza, acqua corrente ed anche la griglia per cucinare qualcosa!



Attraverso la campagna proseguiamo verso il lago delle Rose, dove si incontra una trattoria con pesca sportiva: chi lo desidera può pranzare anche nella parte alta del percorso, presso l'Antica Trattoria del Boden, il santuario noto anche per la raccolta di ex-voto che si raggiunge in pochi minuti d'auto dal piazzale d'accesso della Cava.

Nella cartina del percorso, che potete scaricare a fondo pagina, sono riportati tutti i riferimenti relativi a ristorazione e ospitalità.

Risaliamo verso la cava, dove abbiamo lasciato l'auto, attraverso il paese di Ornavasso con una sosta nell'attrezzato parco-giochi: l'impresa più difficile è distogliere i più piccoli dalla teleferica o dal grande castello...


Dal Piazzale del Cannone alla Cava sono circa un'ora di cammino: all'altezza della chiesa parrocchiale imbocchiamo la scalinata che porta alla Torre della Guardia e all'omonimo, grandioso, santuario, evitando un tratto di strada carrozzabile.



Tra visita alla cava e passeggiata abbiamo impiegato circa tre ore, in assoluta tranquillità, a cui va aggiunto il tempo trascorso per la sosta "fuori programma" al parco giochi di Ornavasso.

Naturalmente il percorso può essere effettuato anche al contrario, lasciando l'auto all'altezza del Piazzale del Cannone a Migiandone (circa un km oltre l'abitato di Ornavasso in direzione Domodossola) e salendo lungo la linea Fortificata.

Chi ha poco tempo oppure è più pigro può limitarsi anche alla passeggiata pianeggiante che dalla Cava porta in 20 minuti al Forte e visitare scendendo di appena un tornante la prima trincea, facendo poi ritorno alla Cava, raggiungendo poi il Santuario del Boden in auto (a piedi percorrere la Via Crucis, anch'essa segnalata, che si imbocca all'altezza della Chiesa Parrocchiale).

Ai più sportivi che vogliano percorrere la mulattiera in mountain-bike suggeriamo di salire alla Cava lungo la carrozzabile (asfaltata) del Boden, per affrontare, con prudenza, la mulattiera delle fortificazioni in discesa.
Dopo questo assaggio potete arrampicarvi più in alto, verso il rifugio CAI dell'Alpe Cortevecchio (in auto è vivamente consigliato il fuoristrada o un veicolo 4x4) e quindi verso la vetta del Monte Massone a circa 2000 mt di quota.

Ma questa è un'altra storia.

Scarica la mappa dell'area:
mappa.pdf

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